www.unclosed.eu
arte e oltre / art and beyond
rivista trimestrale di arte contemporanea
ISSN 2284-0435

L'arte utile del pragmatismo latino americano

Domenico Scudero
IcoPDFdownload

Il Pac di Milano ospita una mostra di Tania Bruguera, la controversa artista habanese che negli anni ha continuato a fare della sua stessa vita un modulo d'arte. Già con la sua Càtedra arte de conducta (1999) all'Havana aveva implementato un modello comportamentale che confluiva senza interrompersi nel dialogo espositivo. Si trattava di un esperimento abbastanza definito nelle sue massime, ovvero di organizzare gruppi di lavoro artistici proiettati verso la denuncia politica come scopo prioritario nella prospettiva di un'Arte Utile, concetto a lei molto caro. La sua Càtedra ha svolto numerose iniziative e si è rivolta inizialmente ad una classe di giovani studenti e negli anni ha poi coinvolto artisi e critici internazionali da Claire Bishop a Bourriaud, Tiravanija, Büchel, Hirschhorn, Elmgreen & Dragset e molti altri. La sua Scuola è poi cresciuta in un rapporto stretto con l'università cubana, in particolare con alcune classi dell'ISA (Istituto superior de arte, la Habana) istituzione che nell'organigramma scolastico di Cuba rappresenta il culmine delle discipline artistiche, dalla musica alla performance. Le sue azioni sono proseguite sempre sul filo della ragione del pensiero libero e dell'etica. Alcuni suoi lavori più recenti, come l'International Migrants Day Parade, in occasione di Occupy Wall Street (2011) sono ricordi epici che raccontano la fedele testimonianza di vita che Tania Bruguera ha testardamente seguito. Altri episodi espositivi o performativi hanno determinato panico, stupore, disappunto, come quando a Bogotà fece girare un vassoio di cocaina per denunciare lo stato di collusione fra politica e narcotrafficanti, o come a Londra quando fece circondare il pubblico in attesa di una sua azione da un drappello di militari a cavallo. Per tutto questo e per molti altri sospetti e accuse, nella vita politica ufficiale cubana, Tania Bruguera tacciata di "azioni controrivoluzionarie" è stata più volte indagata, poi tratta in arresto e incarcerata. In un episodio, insieme alla nota blogger Yaoni Sanchez e altri dissidenti e artisti, è stata trattenuta in arresto per evitare che desse luogo ad una sua performance etichettata dal potere politico come reazionaria. 
Pur con tutti i suoi innegabili tormenti Tania Bruguera riesce infatti a movimentare la sua vita e la sfera politica attraverso progetti e opere che nascono da un fine preciso e vengono poi radiografati, e reimpiegati, in alcuni flash espositivi o performativi. Ne testimonia il fatto che le sue opere sebbene pragmaticamente univoche sono spesso rimaneggiate per l'occasione, adattandole al fine di una migliore comunicazione e una più attenta analisi delle condizioni contestuali. In alcuni casi le petizioni e i progetti di Tania Bruguera sono terminati in silenzio, come in quella azione fortemente politica in combutta col Vaticano, Giordano Bruno for Saint (2007), sulla  riabilitazione di Giordano Bruno.
La vita di Tania Bruguera è interamente dedicata a simili avventure e le compie con una determinazione sconvolgente. Quando vuole una cosa la ottiene. Se non la ottiene continua fino al parossismo anche a scapito della sua stessa vita. Non so come faccia e quali percorsi sconosciuti compia il suo cervello, ma lei è come una magia. Quando quasi si fece saltare il cervello durante una conferenza pubblica per dimostrare che la sua era davvero un vita vissuta pericolosamente, o quando ha avuto grosse noie con la polizia cubana, lei ha sempre mantenuto la sua condotta senza schivare nulla. Sono le sue, possiamo dire, azioni compiute con la precisa intenzione di richiamare l'attenzione sulla condizione di interdizione del soggetto pensante. La sua non è provocazione, è etica comportamentale, perfetta aderenza allo scopo determinato da una scelta.
Al PAC di Milano, immerso in una atmosfera plumbea, sospettosa e paranoide determinata dalla pandemia, i suoi lavori sono ancora più forti di come apparivano a Documenta Kassel o a Venezia per la Biennale di Okwui Enwezor.
La mostra al PAC si apre con la riedizione di una delle più note azioni collettive della Bruguera, Donde tus ideas se convierten en acciones civicas (100 horas de lectura de Los Origenes del Totalitarismo, 2015 - 2021), una poltrona di vimini, un microfono e due testi di Hanna Harendt che il pubblico è invitato a leggere a voce amplificata. Sullo sfondo laterale fa da contrappasso un'opera sui migranti, una bandiera dell'UE in cui le stelle sono cucite fra loro con del filo spinato. Lo stendarso è stato allestito in collaborazione con ANED, associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti e richiama con una scritta alla responsabilità collettiva per il trattamento riservato ai migranti adesso, agli stessi muri e ai lager in cui vengono rinchiusi per la sola "colpa" di cercare una possibile esistenza. Ma la parte più congrua e significativa appare essere quella delle ulteriori tre istallazioni performative a seguire. La prima è la riedizione di Sin titulo (2002) realizzata per Documenta. Si tratta di una sala vuota e completamente oscurata all'interno della quale si muovono due performer con armi da fuoco. Ad intervalli regolari la sala viene riempita di luci assordanti mentre i performer rimangono immobili, alludendo quindi alle false coscienze di quei paesi industrializzati che speculano sul mercato delle armi, nascosto e taciuto, ma che produce una ricchezza abbagliante e ipocritamente innocente. Segue poi 22,853 (The crying Room), (2018-2021), ideata per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra e qui riproposta come stanza vuota, bianca, all'interno della quale è diffuso un composto organico al mentolo che causa la lacrimazione. Prima di poter entrare in questo luogo del pianto, un custode marchia la pelle della mano dei visitatori con un numero che nella grafica risulta essere una copia di quelli usati dai nazisti sui prigionieri nei loro lager, ma è la cifra corrispondente al numero dei migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, a volte naufragando e rimettendoci la vita. Così i visitatori sono costretti a piangere sulle sventure di chi non ha niente, ma è un pianto oltremodo cattivo, freddo, come la coscienza dei fortunati che hanno molto e non manifestano umanità per nessuno. Il culmine di questa trilogia si ravvisa in Surplus Value, opera presentata emblematicamente per la prima volta alla fiera d'arte di Madrid (ARCO) nel 2010 e che vede in una sala completamente oscurata un performer aggredire con una smerigliatrice l'esatta riproduzione del motto usato dai nazisti per ornare l'ingresso dei loro lager, arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi). Naturalmente l'azione ripete evocativamente quella del fabbro polacco, prigioniero, costretto a realizzare l'insegna in ferro, ma nel suo rabbioso ed energico lavoro sembra voler distruggere se stesso, il suo manufatto e il mercato dell'arte. 
Come ultima azione performativa Tania Bruguera ripropone al Pac una delle sue più note, Sin titulo (Habana, 2000), composta per la Biennale dell'Havana e poi subito censurata. Quest'opera, che in alcune varianti è stata esposta anche durante la Biennale di Venezia del 2005, occupa una grande sala ricoperta da trinciati di canna da zucchero, un'antica risorsa cubana, e che emana un odore acre mentre alcuni performer, immobili e nudi, declamano i nomi di prigionieri politici detenuti nelle carceri cubane.
Fanno da corollario a queste istallazioni performative altri lavori come Statistics (1996-1998), una bandiera cubana realizzata cucendo insieme per mesi i capelli donati da abitanti dell'isola. Opera molto nota anche perché ha costituito lo sfondo di quella che forse è la performance più conosciuta della Bruguera, riportata in innumerevoli volumi d'arte, El peso de la culpa (1997), duranta la quale l'artista si nutriva con acqua e terra evocando la fame e lo sterminio delle popolazioni indigene e schiavizzate durante la colonizzazione. Gli indigeni e gli schiavi deportati e prigionieri a Cuba venivano lasciati volutamente senza cibo per valutarne la robustezza e per contrastare i morsi della fame costoro ingerivano fanghiglie di terre con acqua.
Interessante anche l'opera Sin titulo (Palestina) realizzata nel 2009 e rivitalizzata con alcuni cambiamenti e che propone l'unificazione dei territori palestinesi con Israele in una unica entità politico democratica.
Naturalmente ci sono moltissime considerazioni che possono farsi su questo complicato insieme di lavori e sulla condizione d'artista di Tania Bruguera. Il suo estremismo ha la qualità d'essere vissuto interamente sulla propria condizione umana, non è un'artista che dia lezioni al mondo per alterigia o devozione ad un fine utilitaristico per se stesso. L'idea di base in ogni azione o racconto è sempre quella di veridicità; possiamo dire che la condizione nel Medio Oriente sia accettabile? Possiamo chiudere gli occhi di fronte alla tragedia dei migranti? Possiamo accettare che l'esercizio di potere ci renda sudditi privi di identità? Già in Arte de conducta queste idee venivano sottolineate da una continua rivisitazione del comportamento spingendo sempre a riflettere e prendere coscienza e consapevolezza della condizione umana. Se al suo originario fluire le azioni e le istallazioni performative erano riflessione all'interno di una storia ristretta, negli anni questo luogo si è sempre più ampliato sino quasi a coincidere con l'immanenza del mondo così com'è. Si tratta per l'artista di un luogo che viene costruito dalla collettività e in cui la mancanza di verità conduce alla pericolosa ipocrisia. Così è una "colpa d'ipocrisia" fingere che sia giusto rinchiudere i migranti in ghetti artificiosi ritenendo che sia la legge a decretare ciò. D'altra parte il lavoro estetico (o come precisa l'artista est-etico) si rinnova sempre alla luce di una condizione umana sganciata dai suoi bisogni e dal rispetto per la vita individuale. L'abitudine a parlare di popoli e di folle come di oggetti non pensanti contraddice la ragione dell'individuo e persino la sua estetica. La "conduzione dell'arte" di Tania Bruguera è infatti la risposta a queste domande con i mezzi dell'azione artistica. I cui residui sono "opere" che non avrebbero alcun senso se non fossero estremamente connaturate al progetto di un'arte che descriva il luogo suppletivo di questo presente, che determini un piccolo ma possibile cambiamento percettivo. Il fatto che le opere valgano trova il suo sublime in questo scarto utopistico per un mondo migliore, ahimé molto di là da venire.
Tania Bruguera, La verità anche a scapito del mondo/ Let Thruth be, Though the World Perish, a cura di Diego Sileo, PAC Padiglione di Arte Contemporanea, Milano, 27.11.2021-13.2.2022. [Catalogo Silvana editoriale in corso di pubblicazione].

Gennaio 2022
 
Per approfondire:
Tania Bruguera in Conversation with Claire Bishop, ed. Fundacion Cisneros, New York, 2020.
Lucia Sanromar, Susie Kantor, (a cura di), Tania Bruguera: Talking to Power, Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco CA, 2018.
Lucrezia Cippitelli, Domenico Scudero, (a cura di), Tania Bruguera, Postmedia, Milano, 2010