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arte e oltre / art and beyond
rivista trimestrale di arte contemporanea
ISSN 2284-0435

Due opere su spazio soggettivo e dimensione pubblica
Pasquale Polidori
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Posto percepito senza nome
è il titolo di una serie di sette lezioni espositive che si sono svolte tra giugno e luglio 2023 nell’ambito del corso di Tecniche pittoriche da me tenuto all’Accademia di Brera. L’insieme di queste lezioni tendeva a delineare una riflessione sui rapporti tra arte e situazione operativa, tenendo sullo sfondo i molteplici sensi che occorre attribuire allo spazio in cui ha luogo il lavoro artistico, così come indicati da Courbet in L’atelier du peintre. Ciascuna lezione espositiva si concentrava su un aspetto di tale complessa e inesauribile questione, in cui in definitiva si dà prima di tutto l’occasione di una autoanalisi dei propri strumenti e modi di operare.
La serie comprende i seguenti raggruppamenti: (1) Supporto, orbita del vedere (7 giugno: Gaia Amollo, Ioana Mihalcea, Celeste Sala); (2) Che cosa incontra il corpo (12 giugno: Marta Bradanini, Nura Saccaro, Giorgia Testa); (3) Sguardo / durata (13 giugno: Laureane Guerin, Beatrice Motta, Bertille Ogier); (4) La composizione teoricamente prevede: un sipario bucato, uno schermo profondo, una figura tradotta (14 giugno: Elisabetta Borghetti, Davide Ranesi, Giulia Rosson); (5) Lo spazio soggettivo attraversa i muri delle case (20 giugno: Aurora Biancardi, Luca Fantasia, Margherita Ferraris); (6) Misurare = pensare (21 giugno: Alice Di Giampietro, Viola Lefons, Songmao Wu); (7) Progetto Mmmmmmonet, idee per la lettura delle lettere di Claude Monet (4 luglio: Yufeng Han, Shiqi Jin, Hanning Li, Yaoyang Liang).
Le due opere che si presentano qui di seguito sono state esposte il 20 giugno, nell’ambito della lezione intitolata Lo spazio soggettivo attraversa i muri delle case.

Aurora Biancardi
Spazio privato, 2023
100 manufatti di cotone stampati e ricamati 30x30 cm ciascuno, nastri di raso; 3 fotografie, stampa digitale, 15 x 15 cm ciascuna; video 22’ 43.
L’opera si intitola Spazio privato, e il termine “privato” è colto nelle sue due accezioni: come aggettivo (“appartenente a un singolo cittadino”, contrario di “pubblico”) e come participio passato del verbo “privare” (quindi col significato di “tolto, spogliato, sprovvisto”).
Contrassegnare o dipingere proprietà private senza autorizzazione è considerato, dai proprietari e dalle autorità, un atto di deturpazione e vandalismo. I graffiti, visivamente intesi come un problema urbano, sono l’oggetto dell’archivio fotografico che sta alla base di Spazio privato: cento immagini che ritraggono minime porzioni di graffiti, presenti sui muri di Milano. Si tratta dunque di dettagli di pittura urbana, i quali, doppiamente privati del contesto e della completezza del segno, perdono il loro significato di partenza, subordinato alla leggibilità, per poi riacquistarne uno nuovo, dovuto a libere riconfigurazioni di carattere ambiguo, tra cifra e decorazione. Le immagini fotografiche infatti sono state post prodotte e convertite in bianco e nero per definire un alfabeto di segni omogeneo. Questi cento segni, stampati su tessuto, poi tagliato, cucito e ricamato in moduli quadrati corredati di nastri su ogni lato, potranno essere annodati tra loro in modo variabile, dando luogo a migliaia di combinazioni possibili. I manufatti affiancati si organizzano nello spazio e delineano una forma (come è: lungo, stretto, compatto, bucato…) aprendosi a una o più letture (cosa è: un tappeto, una coperta, una tenda, un vestito…). L’intreccio unisce porzioni, significati e persone.
Il progetto Spazio privato ruota intorno a due installazioni: una privata e una pubblica. Il lavoro esposto le include entrambe: un video e un trittico fotografico documentano l’azione privata mentre una performance costituisce l’azione pubblica.
Il video presenta le parole scambiate tra me e la proprietaria della casa in cui è avvenuta l’azione. La richiesta era di svuotare una stanza della casa (il soggiorno) per far spazio al lavoro di composizione di Spazio privato, svolto dagli abitanti della casa stessa. In pratica, quel che proponevo era un dialogo di natura spaziale e materiale, costituito dall’estensione dei moduli di tessuto intrecciati l’uno all’altro.
Le fotografie ritraggono tre momenti dell’installazione “privata”: l’area centrale della sala spogliata di oggetti e mobili, sul tavolo vi sono i moduli impilati; gli abitanti della casa intenti a intrecciare i moduli; lo spazio privato di mobili riempito di segni, sul tavolo siedono i proprietari.
L’azione installativa pubblica ha dato vita a una performance in cui è possibile rintracciare due atti. Durante il primo viene esplorata la forma, il come. I moduli vengono intrecciati: i fiocchi sono stretti, ma è facile scioglierli. Il fiocco è il più semplice e il più quotidiano dei nodi, che spesso ci ricorda che fermarsi per non cadere è doveroso. L’intreccio delle porzioni porta con sé una grammatica, delle norme che svelano di tanto in tanto che il modulo ha due facce che presentano caratteristiche opposte. Finito l’intreccio, infatti, emergono una configurazione e il suo rovescio: da un lato la ricombinazione di cifre provenienti dai graffiti; dall’altro la variazione dei motivi degli scampoli di tessuti, eredità di lavori precedenti, cuciti al di sotto a mo’ di federa. Due diverse astrazioni.
Un buco tra i moduli suggerisce l’indossabilità del manufatto (ecco cosa è, ma non cosa sarà in una eventuale installazione futura). Inizia così il secondo atto: strisciando prona sotto al tappeto, raggiungo il buco in cui la testa può infilarsi e trasformo la natura orizzontale del manufatto in un abito che ambisce ad essere portato. Le porzioni unite definiscono un sopra e un sotto (quando appoggiato a terra), un esterno e un interno (quando indossato). L’azione si conclude con il ribaltamento del manufatto che mostra l’aspetto del sotto e dell’interno. (A.B.)
Luca Fantasia
Battesimo a Milano (Ventisette palme per il mare), 2023
Azione di trasporto di due secchi d’acqua lungo un itinerario urbano per un giorno intero, documentata attraverso disegni su mappe cartacee, 27 fotografie stampate in formato 10x15, 1 video di 36’.
Battesimo a Milano è un'azione che si è svolta il 23 maggio 2023 a Milano.
Avendo disegnato un tracciato che in superficie segue i corsi d’acqua sotterranei che formano la complessa idrografia di Milano (il canale Redefossi, i Navigli, i fiumi Seveso e Olona), ho percorso 26 km con due secchi riempiti con l’acqua di una fontanella, per un peso totale di 25 kg. Ho camminato per tutta Milano, dall’alba fino al tramonto, avendo a disposizione soltanto una mappa per orientarmi nel viaggio, senza mangiare, bevendo solo quando trovavo delle fontanelle, fino ad arrivare al punto dove il fiume Olona riprende il tragitto alla luce del sole.
Questa fatica è un atto di accoglienza profonda verso il “nuovo”, l’inatteso, una città estranea e lontana. Allo stesso tempo è un richiamo necessario verso la terra di origine, il mare, l’esigenza di ritornare a casa.
Una scoperta continua, un’attesa drammatica, un sacrificio totale che ha del sacro, la ricerca di un qualcosa di vero a cui aggrapparsi.
La lotta contro la stessa Milano che si vuole nascondere e che si calpesta. Nasce una missione irripetibile, riportare alla luce l’acqua, staccarsi da una fretta tossica e trascinante per riflettere, per andare a “farsi un bagno”. (L.F.)

Luglio 2023